Noi non dimentichiamo il “Rogo di Primavalle” (16 aprile 1973 – 16 aprile 2011)

16 aprile 2011 alle 11:35 am | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Nella notte del 16 aprile 1973 alcuni aderenti all’organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra Potere Operaio versarono benzina sotto la porta dell’appartamento abitato dalla famiglia composta da Mario Mattei, dalla moglie Annamaria e i figli, al terzo piano delle case popolari di via Bernardo da Bibbiena. Mattei era allora il Segretario della Sezione Giarabub del Movimento Sociale Italiano, in via Svampa a Primavalle.

Divampò un incendio che distrusse rapidamente l’intero appartamento. La madre Annamaria e i due figli più piccoli, Antonella di 9 anni e Giampaolo di soli 3 anni, riuscirono a fuggire dalla porta principale. Altre due figlie si salvarono: Lucia, di 15 anni, aiutata dal padre Mario si calò nel balconcino del secondo piano e da li si buttò, presa al volo ancora dal padre. Silvia, 19 anni, si gettò dalla veranda della cucina e riportò incredibilmente solo qualche frattura. Due dei figli, Virgilio di 22 anni, militante missino nel corpo paramilitare dei Volontari Nazionali, e il fratellino Stefano di 10 anni morirono carbonizzati, non riuscendo a gettarsi dalla finestra. Il dramma avvenne davanti ad una folla che si era accumulata nei pressi dell’abitazione, e assistette alla progressiva morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale, e di Stefano, scivolato all’indietro dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sè perse le forze.

Gli attentatori lasciarono sul selciato una rivendicazione della loro azione: “Brigata Tanas – guerra di classe – Morte ai fascisti – la sede del MSI – Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria”.

Le indagini della magistratura

Le indagini seguirono piste collegate all’extraparlamentarismo di sinistra, in particolare vennero indagati esponenti di movimenti collegati a Potere Operaio che ribatté pubblicamente parlando di “montatura poliziesca”. Il 18 aprile 1973 fu arrestato Achille Lollo come presunto responsabile; avrebbe scontato 2 anni di carcere preventivo. Furono poi rinviati a giudizio, per strage: Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo.

I processi

Furono rinviati a giudizio Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo.

Processo di primo grado

Il processo di primo grado iniziò il 24 febbraio 1975, a quasi due anni dal rogo. In stato di detenzione Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo latitanti. Durò più di tre mesi, tra violente manifestazioni della sinistra extraparlamentare che, al grido di “Lollo libero“, sostenne i tre. Inizialmente l’accusa ipotizzata fu di strage e la pubblica accusa richiese la pena dell’ergastolo. Si concluse con l’assoluzione per insufficienza di prove degli imputati dalle accuse di incendio doloso e omicidio colposo.

Processo di secondo grado

In secondo grado, Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo, furono condannati a 18 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Lollo, rilasciato in attesa di processo d’appello, riparò in un paese del Sud-America con il quale riteneva l’Italia non avesse trattati di estradizione, che invece vi erano, ma in realtà poté restarvi poiché per la legge brasiliana il reato era prescritto a causa del lungo tempo ormai trascorso al momento della domanda di estradizione. Manlio Grillo si rifugiò invece in Nicaragua grazie alla complicità, di cui aveva goduto anche il Lollo, di Oreste Scalzone. Marino Clavo tuttora non risulta rintracciabile.

La prescrizione

La pena è stata dichiarata estinta dalla Corte d’appello di Roma per intervenuta prescrizione, su istanza dell’avvocato Francesco Romeo, difensore di Marino Clavo.

IN TUTTI QUESTI ANNI DI INGIUSTIZIE, VOGLIAMO CHE ALMENO IL RICORDO DEI FRATELLI  MATTEI SIA SEMPRE VIVO NEI NOSTRI CUORI.

ONORE AI FRATELLI MATTEI!

VIDEO SUL ROGO DI PRIMAVALLE:


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