Sentenza scandalo in Brasile: Cesare Battisti torna libero!

9 giugno 2011 alle 4:21 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Decisione shock da parte del supremo tribunale federale brasiliano: il terrorrista Cesare Battisti verrà rimesso in libertà e non verrà estradato in Italia, nonostante la condanna a 4 ergastoli per la sua partecipazione agli omici compiuti dai PAC ( Proletari armati per il Comunismo) alla fine degli anni ’70. Una sentenza che provoca forte rammirico nelle istituzioni italiane, e riapre una ferita mai rimarginata nei cuori dei parenti delle vittime. Ancora una volta  l’approccio ideologico ha prevalso sul rispetto degli accordi internazionali e sul buon senso. L’epilogo di questa vicenda ferisce non solo la memoria di quegli uomini uccisi dal commando terrorista, ma l’orgoglio di tutti noi italiani.

Ci auguriamo che il Governo italiano, la cui volontà sembra essere quella di ricorrere alla Corte Penale Internazione, riesca a far valere le proprie ragioni a livello internazionale, così da restituire dignità alla memoria delle vittime di Cesare battisti.

Onore a Giovanni Falcone! 23 maggio 1992 – 23 maggio 2011

23 maggio 2011 alle 9:42 am | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Gli uomini passano
le idee restano.
Restano le loro tensioni morali
e continueranno a camminare
sulle gambe di altri uomini“.         ( Giovanni Falcone)

23 maggio 1992 – 23 magggio 2011
ONORE A GIOVANNI FALCONE E AL SUO SACRIFICIO PER LA NOSTRA PATRIA!

Noi non dimentichiamo il “Rogo di Primavalle” (16 aprile 1973 – 16 aprile 2011)

16 aprile 2011 alle 11:35 am | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Nella notte del 16 aprile 1973 alcuni aderenti all’organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra Potere Operaio versarono benzina sotto la porta dell’appartamento abitato dalla famiglia composta da Mario Mattei, dalla moglie Annamaria e i figli, al terzo piano delle case popolari di via Bernardo da Bibbiena. Mattei era allora il Segretario della Sezione Giarabub del Movimento Sociale Italiano, in via Svampa a Primavalle.

Divampò un incendio che distrusse rapidamente l’intero appartamento. La madre Annamaria e i due figli più piccoli, Antonella di 9 anni e Giampaolo di soli 3 anni, riuscirono a fuggire dalla porta principale. Altre due figlie si salvarono: Lucia, di 15 anni, aiutata dal padre Mario si calò nel balconcino del secondo piano e da li si buttò, presa al volo ancora dal padre. Silvia, 19 anni, si gettò dalla veranda della cucina e riportò incredibilmente solo qualche frattura. Due dei figli, Virgilio di 22 anni, militante missino nel corpo paramilitare dei Volontari Nazionali, e il fratellino Stefano di 10 anni morirono carbonizzati, non riuscendo a gettarsi dalla finestra. Il dramma avvenne davanti ad una folla che si era accumulata nei pressi dell’abitazione, e assistette alla progressiva morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale, e di Stefano, scivolato all’indietro dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sè perse le forze.

Gli attentatori lasciarono sul selciato una rivendicazione della loro azione: “Brigata Tanas – guerra di classe – Morte ai fascisti – la sede del MSI – Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria”.

Le indagini della magistratura

Le indagini seguirono piste collegate all’extraparlamentarismo di sinistra, in particolare vennero indagati esponenti di movimenti collegati a Potere Operaio che ribatté pubblicamente parlando di “montatura poliziesca”. Il 18 aprile 1973 fu arrestato Achille Lollo come presunto responsabile; avrebbe scontato 2 anni di carcere preventivo. Furono poi rinviati a giudizio, per strage: Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo.

I processi

Furono rinviati a giudizio Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo.

Processo di primo grado

Il processo di primo grado iniziò il 24 febbraio 1975, a quasi due anni dal rogo. In stato di detenzione Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo latitanti. Durò più di tre mesi, tra violente manifestazioni della sinistra extraparlamentare che, al grido di “Lollo libero“, sostenne i tre. Inizialmente l’accusa ipotizzata fu di strage e la pubblica accusa richiese la pena dell’ergastolo. Si concluse con l’assoluzione per insufficienza di prove degli imputati dalle accuse di incendio doloso e omicidio colposo.

Processo di secondo grado

In secondo grado, Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo, furono condannati a 18 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Lollo, rilasciato in attesa di processo d’appello, riparò in un paese del Sud-America con il quale riteneva l’Italia non avesse trattati di estradizione, che invece vi erano, ma in realtà poté restarvi poiché per la legge brasiliana il reato era prescritto a causa del lungo tempo ormai trascorso al momento della domanda di estradizione. Manlio Grillo si rifugiò invece in Nicaragua grazie alla complicità, di cui aveva goduto anche il Lollo, di Oreste Scalzone. Marino Clavo tuttora non risulta rintracciabile.

La prescrizione

La pena è stata dichiarata estinta dalla Corte d’appello di Roma per intervenuta prescrizione, su istanza dell’avvocato Francesco Romeo, difensore di Marino Clavo.

IN TUTTI QUESTI ANNI DI INGIUSTIZIE, VOGLIAMO CHE ALMENO IL RICORDO DEI FRATELLI  MATTEI SIA SEMPRE VIVO NEI NOSTRI CUORI.

ONORE AI FRATELLI MATTEI!

VIDEO SUL ROGO DI PRIMAVALLE:


Ricordiamo le vittime del terremoto dell’Aquila (6 aprile 2009- 6 aprile 2011)

6 aprile 2011 alle 9:48 am | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

309 vittime e oltre 1.600 feriti. Questo è il drammatico bilancio del terremoto che esattamente 2 anni fa, il 6 aprile 2009 alle ore 3:32, distrusse la vita della città dell’Aquila e di altri 56 paesi limitrofi. Un tragico evento che spezzò la vita di migliaia di famiglie, costrette a vivere nelle tende o negli alberghi molto distanti dalla propria casa, ma soprattutto lontane dai propri cari rimasti sotto le macerie. Il 6 aprile sarà per sempre, per tutti noi italiani, un giorno che non potremo mai dimenticare.

OGGI IL NOSTRO CUORE E’ VICINO A TUTTE LE VITTIME DEL TERROMOTO.

SALVIAMO LAMPEDUSA DALL’IMMIGRAZIONE SENZA REGOLE!

28 marzo 2011 alle 6:12 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Le immagini di tutti i TG nazionali di queste settimane ci mostrano una situazione vicina al tracollo sull’isola di Lampedusa, dove al momento si registra la presenza di circa 6000 immigrati, lo stesso numero degli abitanti siciliani. Una situazione che, col passare dei giorni, sta diventando sempre più insostenibile, e sulla quale le autorità italiane rischiano di perdere il controllo. Al momento la situazione igienico-sanitaria sull’isola è precaria e centinaia di immigrati sono accampati liberi nell’isola, dopo che il centro di accoglienza è stato ritenuto non più idoneo ad ospitare tutti. Una situazione, quindi, che rischia di assumere proporzioni inimmaginabili.

Ma per quale motivo siamo arrivati a queste condizioni?

Innanzitutto è bene ricordare che la maggior parte degli immmigrati presenti sull’isola provengono dalla Tunisia, una nazione senza dubbbio destabilizzata dalla cacciata del Presidente Ben Alì, ma non in guerra. Basterebbe questo dettaglio per fare di loro degli immigrati clandestini, e non dei rifugiati di guerra cui spetta l’asilo politico! Ma le autorità italiane, in questo frangente, sembrano dimenticarlo, e quindi non viene applicata la legge sui rimpatri! Come se ciò non bastasse, il Ministro degli Esteri Fratini paventa soluzioni che fanno orgoglio solo ai più beceri europeisti attenti al rispetto di “pseudo” diritti umanitari, ma che non convincono assolutamente gli italiani: 1500 euro destinati ad ogni immigrato che, spontaneamente, sceglie di far ritorno al proprio paese. Se questo non è scandaloso non troviamo altri termini per definirlo! Fortunatamente la proposta sembra essere stata bloccata sul nascere,  ma questo la dice lunga sull’incapacità politica di affrontare questa emergenza. Al momento, comunque, la situazione è la seguente:

1. Lampedusa rischia di ritrovarsi in una situazione di malcontento che può generare gravi episodi di violenza.

2. Lo stato italiano, anzichè far rispettare le leggi in materia di immigrazione clandestina e rimpatrio, tiene soto controllo questa emergenza immigrazione senza una vera strategia, il che allunga ulteriormente i tempi per il riprististino della nornalità sull’isola

3. Il turismo estivo dell’isola rischia di essere compromesso irrimediabilmente senza soluzioni immediate

Questa situazione è insostenibile! L’Italia non può pagare da sola il prezzo di un’emergenza che andrebbe affrontata da tutta l’Europa, secondo i protocolli d’intesa europei.  Così come noi italiani non possiamo pagare, con i soldi dello Stato e quindi nostri, il prezzo di questa emergenza, che rischia di destabilizzare l’intera nazione.

CHIEDIAMO SUBITO UN SEGNALE FORTE DA PARTE DELLO STATO ITALIANO.

E’ GIUNTO IL MOMENTO DI FAR RISPETTARE LA LEGGE E IL DECORO DEL NOSTRO PAESE!

 

Crocifisso nelle scuole: piena legittimità secondo la nuova sentenza della Corte europea!

19 marzo 2011 alle 4:58 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Il crocefisso può restare appeso nelle aule delle scuole pubbliche italiane. Questo è quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, che con una sentenza definitiva della Grande Camera, votata da 15 giudici su 17, ha dichiarato che la presenza in classe di questo simbolo non lede né il diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni, né il diritto degli alunni alla libertà di pensiero, di coscienza o di religione. Per il governo italiano e il fronte pro-crocefisso è una vittoria a tutto campo. Nel motivare la sua decisione la Corte afferma come il margine di manovra dello Stato in questioni che attengono alla religione e al mantenimento delle tradizioni sia molto ampio. Ma i quindici giudici che hanno votato a favore della piena assoluzione delle autorità italiane sono andati oltre. Nella sentenza si legge infatti come la Corte non abbia trovato prove che la presenza di un simbolo religioso in una classe scolastica possa influenzare gli alunni. E come nonostante la presenza del crocefisso (definito simbolo passivo) conferisca alla religione maggioritaria una visibilità preponderante nell’ambiente scolastico, questo non sia sufficiente a indicare che sia in atto un processo di indottrinamento. Si sottolinea infatti che nel giudicare gli effetti della maggiore visibilità data al cristianesimo nelle scuole si deve tener conto che nel curriculum didattico non esiste un corso obbligatorio di religione cristiana e che l’ambiente scolastico italiano è aperto ad altre religioni. La sentenza emessa oggi mette la parola fine al ricorso “Lautsi contro Italia”; un fascicolo che fu aperto dalla Corte nel 2006 e che nel 2009, con una sentenza in primo grado a favore delle tesi della ricorrente, suscitò una vera alzata di scudi contro la Corte.

NOI FAREMO LA STORIA, E TU?

16 marzo 2011 alle 6:02 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Appuntamento il 17 marzo alle ore 09,00 di fronte all’arco di San Rocco.

PORTA UN TRICOLORE!

Onore al camerata Angelo Mancia! (12 marzo 1980 – 12 marzo 2011)

12 marzo 2011 alle 10:12 am | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Parlare di Angelo Mancia vuol dire, per chi lo ha conosciuto e gli è stato amico, parlare soprattutto di un grande attivista del Movimento Sociale Italiano. Dotato di grande carisma, forte personalità e soprattutto di una forte carica umana; il suo nome è legato in maniera indissolubile a quello della “mitica” Sezione Talenti dell’MSI, quella di Via Ferdinando Martini 29.

Talenti alla fine degli anni ’70

Nato e sviluppatosi negli anni ’60 ad opera dei soliti palazzinari senza scrupoli, con strade strette e senza strutture pubbliche, Talenti, è ben presto diventato un quartiere dormitorio senza spazi per i giovani, costretti per vedersi a formare le solite comitive davanti ai bar della zona. Era proprio tra queste comitive che Angelo era diventato assai popolare. Simpatico ed irruento, dall’atteggiamento guascone ma allo stesso tempo rassicurante, Angelo riusciva a convincere i giovani di Talenti, che la mattina erano tormentati nei licei “rossi” della zona (Orazio e Archimede in testa…) a lasciare i bar e le bische ed a frequentare la “Sezione di Via Martini”. In poco tempo si creò un gruppo molto unito che oltre alla militanza politica iniziò a dividere una grande amicizia. La militanza politica si alternò quindi ai momenti di svago, tutti trascorsi insieme: si andava insieme a sciare o al mare, mentre a primavera tutti eravamo concentratissimi sul torneo “Fiamma” che per diversi anni fu accanitamente conteso tra tutte le sezioni missine di Roma. Talenti era però accerchiato da veri e propri feudi “rossi” (da una parte S. Basilio e dall’altra Tufello e Val Melaina con il tristemente noto collettivo autonomo) ed era quindi facilmente raggiungibile dai “gruppettari”. Qui più che in altre zone si viveva quindi in attesa delle immancabili aggressioni e provocazioni. Più volte respinti in piazza, ai compagni non restò che adottare tattiche di partigiana memoria quali l’agguato, l’imboscata e l’attentato dinamitardo notturno. Un po’ tutti noi, chi prima chi dopo, chi in un modo chi in un altro ne rimanemmo vittime. Quando poi con l’istigazione dei partiti di regime, la complicità della stampa e la copertura delle istituzioni si scatenò una vera e propria persecuzione nei confronti della Destra e dei suoi militanti che assunse a Roma la forma di una vera e propria guerra civile “strisciante”, agguati, assalti ed attentati alle nostre sedi e ai nostri militanti non si contarono più. ” Talenti” pagò allora un prezzo assai alto con l’assassinio, nel 1977, di Bruno Giudici, papà di Enzo, intervenuto in difesa del figlio aggredito sotto casa, e con quello, nel 1979, di Massimo Cecchetti avvenuto davanti al ” Baretto ” di Largo Rovani. Riuscirono anche a chiuderci la sezione, in base alla famigerata legge sui “Covi”, quando, in seguito ad una delle tante perquisizioni di “regime” venne trovata una tanica che, a detta degli inquirenti, doveva aver contenuto benzina per fare attentati e che, a seguito di successive analisi i cui risultati vennero rivelati solo dopo tre anni, risultò aver contenuto solo colla per manifesti! Angelo riuscì tuttavia a tenere unito il gruppo e continuammo ad essere presenti sul nostro territorio e dovunque servisse la nostra presenza in supporto dei camerati degli altri quartieri… …si arrivò poi, purtroppo, al 1980…

Angelo Mancia – Marzo 1980

Il mese di marzo del 1980 rimane una tappa indiscutibilmente tragica nella triste storia del terrorismo rosso a danno del mondo anticomunista, di quel nostro mondo così fiero da restare in piedi di fronte ai drammi più immani. Quando il 7 di quel mese ignoti avevano cercato la strage nella tipografia del “Secolo d’Italia”, facendo esplodere due bombe, si credette che l’apice della violenza sanguinaria e barbara, posta in essere dal marxismo, fosse stato ormai raggiunto. Non era purtroppo così. Infatti domenica 10 marzo gli assassini rossi, non riusciti nel loro intento omicida al “Secolo” ci riprovavano, ritentavano la strage. Volevano uccidere i militanti del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna, sede provinciale dell’organizzazione giovanile. La fortuna volle che un giovane entrato in uno sgabuzzino per prendere un pennello, vide una borsa sospetta. Avvisato il locale comando dei carabinieri; l’artificiere, una volta tanto prontamente arrivato, disinnescò l’ordigno contenuto nella borsa alle 11:28, appena due minuti di ritardo e sarebbe esploso, con chissà quali conseguenze.

Ancora una volta non erano riusciti ad uccidere

I compagni organizzati in “volante rossa”, questo l’appellativo che si erano dati i protagonisti dell’attentato al “Secolo d’Italia”, firmavano anche questa volta la tentata strage, il loro disegno criminoso, andato in fumo grazie alla prontezza di uno dei giovani militanti del Fronte della Gioventù. Ancora una volta contro il coraggio e la forza delle idee , il comunismo dimostrava di saper rispondere solamente con il tritolo, con le bombe, alla ricerca di stragi. Il bisogno di sangue non si poteva quindi placare, non avevano potuto ben vendicare il compagno Valerio Verbano.

Dall’esecuzione di Verbano all’assassinio di Angelo Mancia

In quei giorni un grave fatto aveva contribuito a ridestare un clima di antifascismo militante, di caccia all’uomo. Era morto in circostanze oscure Valerio Verbano, militante dell’Autonomia Operaia. I comunisti addossarono subito all’ambiente di destra la responsabilità di quell’assassinio, nonostante nessuno lo avesse rivendicato e non avesse alcun significato l’omicidio di un esponente che nell’estrema sinistra, aveva un ruolo non di primo piano.
Ciò nonostante fu affisso un manifesto, in quei giorni, che prometteva una pronta vendetta del Verbano, c’era scritto che non sarebbero bastate “100 carogne nere”. Purtroppo, ancora una volta, la magistratura non intervenne, gli autori del manifesto, firmato dai compagni dell’Autonomia non vennero arrestati, quasi che non fossero noti alla questura. L’11 marzo colpirono ancora, ed ancora una volta si sbagliarono, volevano uccidere questa volta un dirigente romano del MSI ed andarono sotto casa sua ad aspettarlo. Spararono, più volte, contro colui che credettero essere il loro obiettivo, rivendicarono il crimine convinti di essere riusciti nel loro intento, invece avevano sbagliato ancora una volta, avevano assassinato un cuoco, Luigi Allegretti, tra l’altro iscritto alla CGIL, che nel buio avevano confuso con il militante missino designato. L’attentato al “Secolo”, la bomba alla sede di via Sommacampagna, l’omicidio per “sbaglio”, così fu etichettato dalla stampa a noi avversa, quasi che se i terroristi avessero colpito chi desideravano sarebbe stato giudicato un omicidio “giusto”, non erano riusciti a dare agli odiati “fascisti” una risposta precisa all’omicidio di Valerio Verbano. Ci voleva un fatto eclatante, infatti in quei giorni numerose abitazioni di militanti del MSI furono bombardate dal tritolo sovversivo e sempre per puro caso non ci furono danni alle persone. Bisognava colpire un simbolo, una persona che non aveva mai avuto paura di loro, qualcuno che aveva sempre risposto in prima persona alle loro provocazioni, con il coraggio della lotta a viso aperto, incurante del numero degli avversari e sicuro della propria fede, uno che non si sarebbe mai piegato se non a causa di un colpo di pistola! Avevano trovato quella persona, quel “fascista di razza” (così lo definirono nel volantino di rivendicazione), era Angelo Mancia, segretario della sezione Talenti, dipendente del “Secolo d’Italia”, rappresentante sindacale aziendale (RSA) della CISNAL. Stava uscendo di casa, poco dopo le 8:30 di quel 12 marzo, come ogni giorno diretto al lavoro, come addetto ai servizi esterni del “Secolo” e della Direzione Nazionale del Partito; ad attenderlo c’erano i suoi assassini, appostati dietro un furgone blu posteggiato davanti al cancello di via Tozzi 10,da dove Angelo stava uscendo, avvicinandosi al proprio motorino. Bastò un attimo per rendersi conto di quanto stava succedendo. Visti i terroristi, Angelo cercò rifugio nel portone di casa, non fece in tempo, il fuoco assassino dei comunisti lo raggiunse alla schiena; non contenti, gli assassini spararono ancora, alla nuca, volevano essere sicuri di non aver fallito anche questa volta.

“… Forse è destino che gli uomini di coraggio muoiano, uccisi dai vili. Ricordate i vili e ricordate i coraggiosi. E quando siete felici e godete della libertà che i coraggiosi vi hanno regalato, abbiate un pensiero per coloro che sono passati come passa una carezza nel vento …”

 

8 Marzo 2011: Auguri a tutte le donne!

8 marzo 2011 alle 3:19 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Anche quest’anno vogliamo omaggiare tutte le donne nella  “Giornata Internazionale della Donna”, più comunemente detta ” Festa della Donna”. Ma lo vogliamo fare con uno spirito diverso, con un pensiero speciale a tutte quelle donne nel mondo a cui viene ancora negata la dignità ( ad esempio le donne nel mondo islamico). Pochi, però, sanno le origini della Festa della Donna.

Ci hanno fatto credere che l’8 marzo 1908 un gruppo di donne si riunirono nella filanda tessile Cotton di New York per dichiararsi in sciopero. Il padrone le chiuse a chiave e l’edificio prese fuoco: morirono 129 donne”. Nulla di tutto ciò è mai accaduto. Nessuna fabbrica prese fuoco e nessuna donna morì bruciata l’8 marzo 1908. Ciò accadde solo il 25 marzo 1911. Quando la verità storica emerse, si tentò di retrodatare l’origine della festa all’8 marzo 1857. Anche questo è risultato essere un falso storico. Quindi, ad una carica della polizia contro donne in sciopero l’8 marzo 1848. Anche questo è risultato essere un falso storico.

Nella realtà la festa dell’8 marzo è una stata imposta da Vlamidir Lenin e dalla femminista Alexandra Kollontai per far credere alle lavoratrici di essere state liberate dalla schiavitù capitalistico-patriarcale. La festa venne poi ufficializzata dal Soviet Supremo “per commemorare i meriti delle donne Sovietiche nella costruzione del Comunismo”.

In Italia, la festa venne introdotta nel 1922 dal Partito Comunista che pubblicò sul periodico “Compagna” un articolo secondo il quale Lenin proclamava l’8 marzo come “Giornata Internazionale della Donna”. La festa cadde in disuso, e venne reintrodotta l’8 marzo 1945 dall’UDI, una organizzazione composta da donne appartenenti al PCI e ad altri partiti di sinistra. Fu nel dopoguerra che venne fatta circolare la falsa storia delle donne bruciate. In Italia il simbolo è la mimosa; in paesi con climi più freddi il simbolo è un nastro viola, in quanto è stato fatto credere che le inesistenti lavoratrici bruciate producevano panni viola.

Come abbiamo visto, quindi, nel corso dei decenni sono state alimentate delle grandi inesattezze, soprattutto da parte dei mass-media internazionali. Oggi, più che mai, c’è bisogno di riportare le donne al centro del dibattito, salvaguardando i loro diritti e la loro dignità senza contrapposizioni ideologiche, ma con il solo obiettivo di creare una società in cui le donne non siano più oggeto di violenze.

TANTI AUGURI A TUTTE LE DONNE !

 

 

SANREMO 2011 – IL RISORGIMENTO, L’UNITA’ D’ITALIA, L’INNO DI MAMELI

18 febbraio 2011 alle 4:12 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

 

INTERVISTA A GIORGIA MELONI

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta;
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci;
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Dall’Alpe a Sicilia,
dovunque è Legnano;
ogn’uom di Ferruccio
ha il core e la mano;
i bimbi d’Italia
si chiaman Balilla;
il suon d’ogni squilla
i Vespri suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
le spade vendute;
già l’aquila d’Austria
le penne ha perdute.

Il sangue d’Italia
e il sangue Polacco
bevé col Cosacco, ma il cor le bruciò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

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